Mal d’orecchio: cause, come capire se è otite e cosa fare
Il mal d’orecchio, o otalgia, è un dolore che tende a essere sproporzionato rispetto alla gravità di ciò che lo causa: può essere intensissimo e dipendere da una condizione banale, oppure modesto e segnalare qualcosa che richiede attenzione.
C’è poi un elemento che sorprende molte persone: in una quota rilevante dei casi l’orecchio non ha nulla. Il dolore è riferito, cioè nasce altrove — denti, articolazione della mandibola, gola, collo — e viene percepito nell’orecchio perché quelle strutture condividono le stesse vie nervose.
Richiedono una valutazione medica urgente: dolore intenso con febbre alta; gonfiore, arrossamento o dolore dell’osso dietro l’orecchio; asimmetria del viso o difficoltà a chiudere un occhio; vertigini intense con vomito; fuoriuscita di pus o di sangue dall’orecchio; calo improvviso dell’udito; rigidità del collo e forte mal di testa; dolore dopo un trauma o l’ingresso di un corpo estraneo. In una persona diabetica o immunodepressa, un dolore auricolare intenso e persistente va sempre valutato senza attendere.
Come capire se il mal d’orecchio è un’otite
Non è possibile stabilirlo con certezza senza guardare dentro l’orecchio: solo l’otoscopia mostra la membrana timpanica, ed è per questo che la visita è dirimente. Alcuni elementi però orientano.
Otite esterna
Interessa il condotto uditivo, la parte che va dall’esterno al timpano.
Il segno che la distingue è meccanico e verificabile: il dolore aumenta nettamente tirando il padiglione auricolare o premendo sulla piccola sporgenza cartilaginea davanti al condotto. Se toccare l’orecchio dall’esterno fa male, l’origine è verosimilmente esterna.
Si accompagna spesso a prurito, senso di orecchio pieno e talvolta secrezione. È favorita dall’acqua che ristagna nel condotto — è la classica “otite del nuotatore” — dall’uso di cotton fioc e da micro-lesioni della pelle.
Otite media
Interessa la cavità dietro il timpano.
Come si presenta: dolore continuo o pulsante, spesso intenso e peggiore da sdraiati, comparso durante o subito dopo un raffreddore. Si associa a sensazione di orecchio ottuso, calo dell’udito e frequentemente febbre. Toccare l’orecchio dall’esterno non aumenta il dolore.
Nei bambini piccoli, che non sanno localizzare il dolore, i segni sono indiretti: irritabilità, pianto notturno, tendenza a portare la mano all’orecchio, rifiuto del cibo, febbre dopo un raffreddore.
Un’evoluzione che spaventa ma è spesso favorevole: se il dolore scompare improvvisamente e dall’orecchio esce del liquido, di solito il timpano si è perforato e la pressione si è scaricata. Va comunque valutato, perché cambia la gestione, ma non è una catastrofe.
Quando l’orecchio non c’entra
Il dolore riferito ha caratteristiche proprie: l’udito è normale, non c’è febbre, non c’è secrezione, e toccare l’orecchio non modifica il dolore.
Le origini più frequenti:
- articolazione temporo-mandibolare e bruxismo: il dolore aumenta masticando, sbadigliando o al risveglio, e spesso si sentono scrocchi aprendo la bocca
- problemi dentali, soprattutto dei molari inferiori e dei denti del giudizio
- faringiti e tonsilliti: il dolore all’orecchio compare deglutendo
- problemi cervicali e contratture muscolari
- nevralgie
Un mal d’orecchio persistente da un solo lato, in un adulto fumatore, con orecchio normale all’ispezione e mal di gola persistente, va sempre approfondito.
Le altre cause del mal d’orecchio
- tappo di cerume, che dà più spesso senso di orecchio chiuso e calo dell’udito che dolore vero, ma può causarlo quando è a contatto con il timpano o quando è stato spinto in profondità
- disfunzione della tuba di Eustachio, con orecchio ottuso, sensazione di pressione e udito attutito, tipica durante e dopo i raffreddori
- barotrauma, dovuto a rapide variazioni di pressione in aereo o in immersione
- otite media effusiva, con liquido dietro il timpano senza infezione acuta: frequente nei bambini, dà calo dell’udito più che dolore
- corpi estranei, soprattutto nei bambini
- infezioni della pelle del condotto o del padiglione
- herpes zoster auricolare, che si accompagna a vescicole e può associarsi a paralisi facciale
Come “sfiammare l’orecchio interno”
La formulazione è comune ma vale la pena chiarirla, perché indirizza verso la cosa sbagliata.
L’orecchio interno è la parte più profonda, contiene la coclea e l’organo dell’equilibrio, e le sue patologie non si manifestano con dolore ma con vertigini, acufeni e calo dell’udito. Quando c’è dolore, l’origine è quasi sempre nell’orecchio esterno o medio.
Di conseguenza non esiste un modo per “sfiammare” l’orecchio dall’esterno, e i tentativi in questa direzione — gocce, oli, sostanze introdotte nel condotto — sono nella migliore delle ipotesi inutili. Il trattamento dipende da dove si trova l’infiammazione e da quale ne è la causa, e questo lo stabilisce l’otoscopia.
Cosa fare per far passare il mal d’orecchio
In attesa della valutazione, ciò che si può fare riguarda il sollievo, non la cura.
Cosa può aiutare:
- tenere la testa sollevata, anche dormendo con un cuscino in più: la posizione sdraiata aumenta la pressione e il dolore
- applicare calore secco all’esterno del padiglione, con un panno tiepido
- mantenere l’orecchio asciutto, evitando che entri acqua durante doccia o bagno
- deglutire, sbadigliare o masticare se il disturbo è di tipo pressorio, perché favorisce l’apertura della tuba di Eustachio
- evitare ambienti molto rumorosi
- sospendere gli auricolari fino alla risoluzione
Cosa non fare:
- non introdurre nulla nel condotto uditivo: né cotton fioc, né oli, né rimedi casalinghi, né acqua ossigenata. È il modo più comune per spingere il cerume in profondità, lesionare la pelle del condotto e trasformare un fastidio in un’infezione
- non usare gocce auricolari di propria iniziativa. In presenza di una perforazione del timpano, che non si può escludere senza guardare, alcune gocce possono raggiungere l’orecchio medio e provocare danni. È un’avvertenza che vale anche per confezioni avanzate da episodi precedenti
- non tentare di rimuovere un tappo di cerume da soli, per lo stesso motivo
- non irrigare l’orecchio con siringhe o dispositivi domestici
- non aspettare più di uno o due giorni se il dolore è intenso, e non aspettare affatto in presenza dei segnali elencati in apertura o se si tratta di un bambino piccolo
Sugli antinfiammatori. La domanda su quale sia il “migliore” è tra le più cercate, e la risposta è che non esiste un antinfiammatorio migliore per il mal d’orecchio: il farmaco appropriato dipende dalla causa, dall’età, dalle condizioni cliniche e dalle terapie in corso, e la scelta spetta al medico. C’è poi un aspetto che conta più della molecola: il dolore auricolare intenso può richiedere una terapia specifica per la causa, non solo il controllo del sintomo, e coprirlo per giorni con un antidolorifico significa ritardare la diagnosi.
Quando prenotare una visita otorinolaringoiatrica
- il dolore dura da più di uno o due giorni o è molto intenso
- gli episodi si ripetono più volte nel corso dell’anno
- persiste una sensazione di orecchio chiuso o un calo dell’udito anche dopo la risoluzione del dolore
- c’è secrezione dall’orecchio
- il dolore è da un solo lato e persiste con orecchio apparentemente normale
- si sospetta un tappo di cerume ricorrente
- il disturbo riguarda un bambino con episodi frequenti