Dolore addominale: cosa può essere e quando preoccuparsi
Il dolore addominale è uno dei sintomi più comuni e insieme uno dei più difficili da interpretare. Nella pancia convivono organi digestivi, urinari, riproduttivi e vascolari, e strutture diverse possono produrre dolori quasi identici. Un dolore nella stessa identica posizione può dipendere da un’indigestione o da una condizione che richiede la sala operatoria.
Per questo la domanda utile non è “che cosa ho”, alla quale nessuna pagina può rispondere, ma quali caratteristiche del dolore indicano che serve una valutazione, e con quanta urgenza.
Chiamare il 112 o recarsi al pronto soccorso in presenza di: dolore addominale improvviso e violento, addome duro come una tavola, dolore associato a svenimento, pallore o sudorazione fredda, vomito con sangue, feci nere o sangue rosso vivo, blocco della fuoriuscita di feci e gas con addome gonfio, dolore dopo un trauma, o dolore addominale intenso in gravidanza.
Dove fa male: la mappa dell’addome
La localizzazione è il primo elemento che orienta, perché ogni zona corrisponde a organi diversi. È utile immaginare l’addome diviso in nove aree, come una griglia a tre colonne e tre righe.
In alto a destra (ipocondrio destro). Fegato, colecisti e vie biliari. Un dolore in questa zona, soprattutto se compare dopo pasti grassi, a fitte intense che salgono e scendono e si irradia verso la spalla destra o la schiena, orienta verso una colica biliare.
In alto al centro (epigastrio). Stomaco, duodeno, pancreas. È la sede tipica di gastriti, ulcere e reflusso. Un dolore epigastrico intenso, continuo, che si irradia posteriormente “a sbarra”, orienta verso il pancreas. Attenzione: anche l’infarto può presentarsi con dolore epigastrico, soprattutto in persone anziane o diabetiche.
In alto a sinistra (ipocondrio sinistro). Stomaco, milza, colon nella sua flessura sinistra.
Al centro a destra e a sinistra (fianchi). Reni e ureteri. Il dolore renale è caratteristico: parte dal fianco, è molto intenso, a ondate, si irradia verso l’inguine e i genitali e non trova sollievo in nessuna posizione. È la colica renale.
Al centro (regione periombelicale). Intestino tenue. È anche la sede in cui inizia spesso il dolore dell’appendicite, prima di spostarsi.
In basso a destra (fossa iliaca destra). Appendice, ultima parte dell’intestino tenue, ovaio e tuba nella donna. Un dolore che inizia attorno all’ombelico e nel giro di ore si sposta e si fissa in basso a destra, con febbre e dolore al movimento, è il quadro classico dell’appendicite e richiede una valutazione urgente.
In basso al centro (ipogastrio). Vescica, utero. Sede tipica di cistiti e dolori mestruali.
In basso a sinistra (fossa iliaca sinistra). Colon discendente e sigma, ovaio e tuba nella donna. È la sede più frequente della diverticolite.
Un avvertimento importante: questa mappa orienta, non diagnostica. Il dolore addominale è spesso riferito, cioè percepito in una sede diversa da quella dell’organo interessato, e nelle fasi iniziali può essere vago e mal localizzabile.
Dove fa male quando è l’intestino
È una domanda frequente e la risposta ha una logica anatomica precisa.
L’intestino tenue produce dolore prevalentemente centrale, attorno all’ombelico, spesso crampiforme, a ondate, associato a gonfiore e rumori intestinali.
Il colon produce dolore lungo il suo perimetro, cioè ai lati e nella parte bassa dell’addome: a destra il colon ascendente, in alto il trasverso, a sinistra il discendente e il sigma.
La caratteristica che distingue il dolore intestinale da quello di altri organi è il suo rapporto con la funzione: tipicamente cambia con l’evacuazione o con l’emissione di gas, si accompagna a modificazioni dell’alvo, ha un andamento a crampi con momenti di remissione.
Nella sindrome dell’intestino irritabile, che è la causa più comune di dolore addominale ricorrente, il dolore è tipicamente diffuso o localizzato in basso a sinistra, migliora dopo l’evacuazione e si associa ad alternanza tra stitichezza e diarrea, senza segni di allarme e senza svegliare di notte.
Cosa possono essere i dolori all’addome
Cause digestive, le più frequenti:
- gastrite, reflusso gastroesofageo, ulcera
- indigestione e disturbi funzionali della digestione
- gastroenteriti virali o batteriche
- sindrome dell’intestino irritabile
- stitichezza e accumulo di gas
- intolleranze alimentari, in particolare al lattosio
- celiachia
- malattie infiammatorie croniche intestinali
- diverticolosi e diverticolite
Cause epatobiliari e pancreatiche: calcoli della colecisti, colecistite, epatiti, pancreatite.
Cause urinarie: cistiti, calcolosi renale, pielonefriti.
Cause ginecologiche: dolore mestruale, cisti ovariche, endometriosi, malattia infiammatoria pelvica, gravidanza extrauterina.
Cause chirurgiche: appendicite, occlusione intestinale, ernie complicate, perforazioni.
Cause della parete addominale, spesso trascurate: stiramenti muscolari, ernie, nevralgie. Si riconoscono perché il dolore aumenta contraendo i muscoli addominali e resta invariato mangiando o evacuando.
Cause extra-addominali: infarto, polmonite alle basi polmonari, herpes zoster in fase iniziale.
Componente funzionale e da stress. Non significa “immaginario”: l’intestino ha una fitta rete nervosa in comunicazione continua con il sistema nervoso centrale, e ansia e stress modificano realmente la motilità e la percezione del dolore. Resta però una diagnosi che si pone dopo aver escluso le altre.
Quando preoccuparsi
Oltre ai segnali di emergenza già elencati, questi elementi indicano che il dolore va valutato senza aspettare che passi:
- dura da più di qualche giorno senza tendenza al miglioramento
- peggiora progressivamente invece di attenuarsi
- sveglia di notte: il dolore funzionale in genere non lo fa
- si accompagna a febbre
- si accompagna a calo di peso non ricercato
- si accompagna a vomito persistente o all’incapacità di trattenere i liquidi
- si accompagna a sangue nelle feci, feci nere, o a un cambiamento duraturo dell’alvo
- compare per la prima volta dopo i 50 anni
- si presenta in una persona immunodepressa, in terapia con cortisone o anticoagulanti
- compare in gravidanza
- si accompagna a ittero, cioè colorazione gialla di pelle e occhi
Cosa fare in caso di dolore addominale
Se ci sono segnali di allarme, l’unica azione è rivolgersi al pronto soccorso o chiamare il 112.
Se il dolore è lieve e senza segnali di allarme, in attesa della valutazione:
- restare a riposo e osservare l’andamento nelle ore successive
- preferire liquidi e alimenti leggeri, evitando pasti abbondanti, alcol, cibi grassi o piccanti
- annotare le caratteristiche del dolore: quando è iniziato, dove, come, cosa lo peggiora, se cambia con i pasti o con l’evacuazione
- misurare la temperatura
Cosa non fare:
- non assumere farmaci di propria iniziativa. Antidolorifici e antinfiammatori possono attenuare i segni che il medico deve valutare e rendere più difficile riconoscere un quadro chirurgico. Alcuni antinfiammatori sono inoltre gastrolesivi e possono peggiorare un dolore di origine gastrica
- non applicare calore sull’addome in caso di dolore acuto di origine incerta
- non mangiare né bere se si sospetta un quadro chirurgico, perché potrebbe rendere necessario rinviare un eventuale intervento
- non ricorrere a lassativi o clisteri davanti a un dolore addominale acuto senza indicazione medica
Come si arriva alla diagnosi
La valutazione parte dal racconto e dall’esame obiettivo dell’addome, che restano gli strumenti principali. Il medico osserva, ausculta, percuote e palpa, cercando i punti dolenti e la reazione della parete.
Gli accertamenti più frequenti sono esami del sangue e delle urine, ecografia dell’addome, che è l’esame di primo livello per fegato, colecisti, vie biliari, pancreas, reni e milza, ed eventualmente TAC nei quadri acuti o dubbi. In base al sospetto possono seguire gastroscopia, colonscopia, breath test per intolleranze o sovracrescita batterica, calprotectina fecale per distinguere un disturbo funzionale da un’infiammazione intestinale in atto.
Il dolore addominale ricorrente merita un inquadramento specialistico anche quando ogni singolo episodio si risolve: gestirlo per anni con rimedi da banco significa spesso convivere con una condizione trattabile che non è mai stata definita.