Mal di testa: tipi, cause e quando preoccuparsi
Il mal di testa è tra i disturbi più diffusi al mondo, e proprio per questo viene trattato come un inconveniente da tollerare. La conseguenza è che moltissime persone convivono per anni con episodi che condizionano lavoro, sonno e relazioni, senza che il disturbo venga mai inquadrato.
C’è però una distinzione che vale la pena fare subito. La grande maggioranza dei mal di testa è primaria: la cefalea è la malattia, non il sintomo di qualcos’altro. Una minoranza è secondaria, cioè conseguenza di un’altra condizione. Le cefalee primarie sono le più frequenti, quelle secondarie sono le più urgenti da riconoscere, ed è su questa seconda categoria che conviene sapere cosa cercare.
Chiamare il 112 se il mal di testa: compare all’improvviso ed è violentissimo, il peggiore mai provato, raggiungendo il massimo in pochi secondi; si accompagna a febbre alta e rigidità del collo; si associa a difficoltà a parlare, debolezza di un lato del corpo, alterazioni della vista o confusione; compare dopo un trauma cranico; si accompagna a perdita di coscienza o convulsioni.
Quali sono i mal di testa preoccupanti
Oltre alle situazioni di emergenza, alcune caratteristiche indicano che il mal di testa merita una valutazione senza attendere.
- è cambiato: una persona che soffre di mal di testa da anni nota che gli episodi hanno assunto caratteristiche diverse, per sede, intensità, durata o sintomi associati
- è progressivamente ingravescente, cioè peggiora nel corso di giorni o settimane invece di andare e venire
- compare per la prima volta dopo i 50 anni
- peggiora con lo sforzo, la tosse, lo starnuto o il cambio di posizione
- sveglia di notte o è presente al risveglio, ogni giorno
- si accompagna a sintomi neurologici persistenti: disturbi visivi, formicolii, difficoltà di linguaggio, alterazioni dell’equilibrio
- compare in una persona immunodepressa, con una diagnosi oncologica o in terapia anticoagulante
- è associato a febbre persistente o a calo di peso
- compare in gravidanza, nella seconda metà, associato a gonfiore, disturbi visivi o pressione elevata
- si accompagna a dolore e indurimento delle arterie temporali in una persona anziana, con dolore alla masticazione o disturbi visivi
I tipi principali di mal di testa
Cefalea di tipo tensivo
È la forma più comune.
Come si presenta: dolore bilaterale, descritto come un cerchio o una fascia che stringe la testa, di intensità lieve o moderata. Non peggiora con il movimento e in genere consente di proseguire le attività, anche se con fatica. Può accompagnarsi a tensione dei muscoli del collo e delle spalle.
Cosa la favorisce: stress, posture prolungate, lavoro al computer, sonno insufficiente, digrignamento dei denti.
Emicrania
È la forma che pesa di più sulla qualità della vita ed è nettamente più frequente nelle donne.
Come si presenta: dolore tipicamente unilaterale, pulsante, di intensità da moderata a forte, che peggiora con il movimento e spinge a cercare un ambiente buio e silenzioso. Dura da alcune ore a alcuni giorni.
Sintomi associati: nausea, a volte vomito, fastidio marcato per luce e suoni.
L’aura, presente in una parte dei casi, precede o accompagna il dolore ed è costituita da sintomi neurologici transitori e completamente reversibili: più spesso visivi, come linee luminose a zigzag, punti scintillanti o zone cieche nel campo visivo; a volte formicolii che si diffondono lentamente a un lato del viso o a un braccio.
Fattori scatenanti frequenti: variazioni ormonali nel ciclo mestruale, digiuno, alterazioni del ritmo del sonno, alcol, stress e soprattutto il rilassamento dopo lo stress, cambiamenti climatici.
Cefalea a grappolo
Molto meno frequente, ma con caratteristiche inconfondibili e un’intensità tra le più severe conosciute in medicina.
Come si presenta: dolore rigorosamente da un solo lato, attorno o dietro l’occhio, di intensità estrema, di durata relativamente breve. Si accompagna, dallo stesso lato, a lacrimazione, occhio arrossato, palpebra cadente, naso chiuso o che cola. A differenza dell’emicrania, chi ne è colpito non riesce a stare fermo ed è irrequieto.
Si presenta in periodi, i “grappoli”, con attacchi ravvicinati anche più volte al giorno, spesso alla stessa ora e frequentemente di notte, seguiti da periodi liberi.
È una forma che richiede un inquadramento specialistico, perché ha percorsi terapeutici propri.
Cefalea da uso eccessivo di farmaci
È una forma secondaria, ma merita spazio perché è frequente e quasi sempre insospettata da chi ne soffre.
Come si sviluppa: l’assunzione ripetuta di antidolorifici per trattare gli attacchi finisce, oltre una certa frequenza, per mantenere il mal di testa invece di risolverlo. Si crea un circolo in cui il dolore diventa quasi quotidiano, il farmaco perde efficacia e viene assunto sempre più spesso.
Il segnale d’allarme è la frequenza di assunzione: quando gli antidolorifici vengono presi per più di una decina di giorni al mese, con regolarità e per mesi, la possibilità va considerata.
Non si risolve da soli. L’uscita da questa condizione richiede una gestione medica: sospendere bruscamente senza indicazioni può essere difficile e inefficace.
Quali possono essere le cause di un mal di testa
Cause secondarie più frequenti, in gran parte benigne:
- infezioni delle vie respiratorie, raffreddore e influenza
- sinusite, con dolore al volto che peggiora chinandosi in avanti
- problemi cervicali e contratture muscolari
- difetti visivi non corretti o correzione inadeguata, con dolore tipicamente serale, dopo attività visive prolungate
- disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare e bruxismo
- disidratazione, saltare i pasti, sospensione improvvisa della caffeina
- privazione di sonno o sonno di cattiva qualità
- apnee ostruttive del sonno, con mal di testa al risveglio
- alcol
- effetti collaterali di farmaci
Cause secondarie rare ma serie, che sono il motivo per cui esistono i campanelli d’allarme elencati sopra: emorragie cerebrali, meningiti, lesioni occupanti spazio, trombosi venose cerebrali, arterite temporale, crisi ipertensive severe.
Una precisazione sulla pressione alta: l’ipertensione, nei valori comunemente riscontrati, non è una causa frequente di mal di testa, al contrario di quanto si crede. Il mal di testa compare in genere solo in caso di rialzi pressori molto marcati.
Mal di testa e gravidanza
Due domande diverse vengono spesso confuse.
Il mal di testa come segno di gravidanza. Non è un indicatore affidabile: è un sintomo troppo comune e aspecifico. Molte donne riferiscono mal di testa nelle prime settimane, per le variazioni ormonali, la riduzione del caffè, la nausea e il minore apporto di liquidi, ma nessuna caratteristica del dolore permette di distinguerlo da un mal di testa qualsiasi.
Il mal di testa durante la gravidanza. È frequente, soprattutto nel primo trimestre, e nella maggior parte dei casi è benigno. Ci sono però due elementi da conoscere.
Il primo: un mal di testa che compare nella seconda metà della gravidanza, persistente, associato a disturbi visivi, gonfiore di viso e mani, dolore alla bocca dello stomaco o pressione elevata, va valutato con urgenza, perché sono i segni con cui può manifestarsi la preeclampsia.
Il secondo: in gravidanza nessun farmaco va assunto di propria iniziativa, compresi quelli abitualmente usati prima. L’indicazione va sempre chiesta al medico o al ginecologo che segue la gravidanza.
Cosa fare quando si ha il mal di testa
Durante l’episodio, quello che si può fare in autonomia riguarda l’ambiente e le abitudini:
- ridurre gli stimoli: ambiente buio e silenzioso, soprattutto nell’emicrania
- riposare, se possibile anche solo per un’ora
- bere, perché la disidratazione è un fattore che alimenta il dolore
- applicare freddo sulla fronte o sulle tempie, che molti trovano efficace nell’emicrania, o calore su collo e spalle nella cefalea tensiva
- evitare schermi e attività visive impegnative
- non saltare i pasti successivi
Sui farmaci: l’uso occasionale di antidolorifici da banco per un episodio isolato è pratica comune, ma la scelta del farmaco, quando serve e con quale frequenza, è una decisione medica, soprattutto se gli episodi sono ricorrenti. Il punto critico non è il singolo utilizzo ma la frequenza: è proprio l’assunzione ripetuta e non monitorata a generare la cefalea da uso eccessivo di farmaci.
Il diario del mal di testa è lo strumento più utile che si possa preparare prima di una visita. Per qualche settimana si annotano data e ora di inizio, durata, intensità, sede del dolore, sintomi associati, possibili fattori scatenanti, farmaci assunti e con quale effetto. È l’informazione su cui si basa gran parte della diagnosi, perché il neurologo lavora sulla ricostruzione degli episodi, non su un esame che li fotografi.
Quando rivolgersi allo specialista
Al di là dei campanelli d’allarme, un inquadramento è utile quando:
- gli episodi sono frequenti, indicativamente diverse volte al mese
- limitano le attività: giornate di lavoro perse, impegni annullati
- richiedono antidolorifici con regolarità
- non rispondono ai rimedi abituali
- si accompagnano a ansia anticipatoria, cioè al timore costante del prossimo attacco
Per cefalee ed emicranie ricorrenti esiste un percorso dedicato, l’ambulatorio cefalee, con protocolli specifici. È la scelta più indicata quando il mal di testa è il motivo principale della richiesta.